[3] Questa interpretazione è stata ripresa più volte dai critici successivi. È la governante di Rebecca, custode devota della casa-reliquiario, implacabile nel celebrare la defunta padrona. Nella parte della signora Danvers, la spietata e folle governante, fu scelta Judith Anderson: gelida, rigida, un viso senza espressione, l'attrice riesce a trasformarsi in una presenza terrificante. E poi sferra il colpo basso, la battuta velenosa: «Non v'illuderete che sia innamorato!». Rebecca - La prima moglie (Rebecca) è un film del 1940 diretto da Alfred Hitchcock, tratto dal romanzo Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier, vincitore di due Premi Oscar, tra cui quello per il miglior film. Una nube nasconde la luna piena, "per un istante aleggiò sulla faccia come una mano oscura" e il miraggio svanisce. Rebecca infatti non amava il marito e, pochi giorni dopo il matrimonio, aveva raccontato a questi tutte le sue vicende sentimentali e sessuali, senza pudore. Hitchcock ebbe a dichiarare: «il film è la storia di una casa; si può dire che la casa è uno dei tre personaggi principali del film».[8]. La necessità di conquistare l'amore del marito, d'indovinarne e realizzarne i desideri inespressi, la conduce a indagare sul suo passato. Intollerante della nuova moglie del padrone, fa di tutto per farla sentire un'intrusa, un'ospite sgradita. Il matrimonio dei De Winter, in apparenza perfetto, celava un rapporto fatto di odio. Collaborarono alla sceneggiatura lo scrittore Michael Hogan, Joan Harrison, segretaria e sceneggiatrice del regista, e Robert Sherwood, che operò sulla parte finale. Il protagonista maschile fu Laurence Olivier, anch'egli molto indovinato nel ruolo di un personaggio complesso e misterioso, elegante e melanconico, autoritario e tormentato. Il rapporto d'amore con Max è un percorso di conoscenza e di presa di coscienza di sé stessa. Nel 1979 fu prodotto un remake del film dalla BBC Television con interpreti Jeremy Brett e la sua ex moglie Anna Massey. Nella sua ostinata difesa del passato si oppone al rinnovarsi della vita e dà fuoco al castello: «...ma, se può servire solo le forze del passato, vivendo materialmente nel passato, ella riesce a distruggere nient'altro che il passato»[11]. La sua presenza è ovunque: nei discorsi di chi l'ha conosciuta, negli oggetti, eleganti e raffinati, che le sono appartenuti (la carta da lettere intestata, il prezioso Cupido di porcellana, il fazzoletto con le iniziali ricamate, la biancheria, la pelliccia), nelle stanze e nell'arredamento del castello, nelle consuetudini della casa. Le riprese iniziarono nel settembre del 1939, proprio mentre in Europa la Polonia era invasa dall'esercito tedesco e scoppiava la seconda guerra mondiale. Il verdetto della Danvers: Max e la seconda moglie non devono poter continuare a vivere a Manderley. Nella sequenza che racconta il casuale incontro fra i due protagonisti, immediatamente successiva a quella del sogno, l'immagine del mare s'accompagna a quella della vertigine. Nel prologo la voce fuori campo della protagonista racconta un sogno. A Monte Carlo una giovane dama di compagnia, di cui non conosceremo mai il nome, incontra e sposa il ricco e aristocratico Massimo de Winter. Questa curiosità avrà l'effetto di allontanare l'uomo, che desidera esattamente il contrario: nascondere e rimuovere quel passato. Convinta di fare una sorpresa gradita a Max e, consigliata malignamente dalla Danvers, sceglie come costume l'abito dell'ava Lady Carolina De Winter, lo stesso indossato l'anno prima da Rebecca. Per l'Italia i manifesti del film furono realizzati nel 1940 dal pittore cartellonista Sergio Gargiulo. Durante il processo Massimo ribadisce che la morte di Rebecca fu una disgrazia, ma il colonnello Julyan incaricato dell'indagine vuole approfondire le circostanze della morte della donna chiamando dei testimoni. Rebecca era morta accidentalmente di fronte a lui. Accecato dall'ira, lui l'ha colpita facendola cadere e battere il capo su una carrucola. Giganteggia soprattutto nell'immaginario della protagonista, ossessionata dal suo senso di inadeguatezza e dalla paura di non essere amata. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 4 nov 2020 alle 21:44. «Un giallo fiabesco, moderno ed inquietante» lo definiscono Éric Rohmer e Claude Chabrol. Il film è stato distribuito in Italia anche con i titoli La prima moglie (Rebecca) e Rebecca . Prima di recarsi in tribunale confessa però, solo alla moglie, la verità. Al massimo dell'umiliazione e della sconfitta, completamente annientata, la giovane rischia il suicidio, incoraggiata diabolicamente dalla Danvers. I due devono essere puniti con la distruzione del castello. Incarna l'ambiguo rapporto d'identificazione fra servo e padrone. L'incontro casuale con l'affascinante signore vedovo trasforma la sua vita in una favola: da dama di compagnia a castellana di Manderley. Soprattutto nelle sequenze girate dentro il castello di Manderley il lavoro della cinepresa contribuisce, insieme alla sceneggiatura, a esprimere il senso d'inadeguatezza della protagonista. Rebecca si era mortalmente ferita battendo la testa su una carrucola. Il film inizia esattamente come il libro di Daphne du Maurier. Punta ad annientarla e distruggerla psicologicamente. Il film è stato distribuito in Italia anche con i titoli La prima moglie (Rebecca) e Rebecca. Rebecca è stata uccisa accidentalmente da Max durante l'ennesima lite e l'ennesima provocazione. Il film, che venne scelto come film di apertura al primo Festival internazionale del cinema di Berlino nel 1951, ebbe un grande successo di pubblico e di critica, come dimostrano i riconoscimenti ottenuti. Al primo incontro Max pare voler uccidersi: in realtà sta ricordando il suo primo impulso omicida nei confronti di Rebecca, la prima moglie. Fu scelta Joan Fontaine, allora ventiduenne, che si rivelò perfetta in quella parte: dolce e intelligente, modesta e timida, spaventata e insicura, innamorata e tenace; Hitchcock la volle anche come protagonista nel film Il sospetto. Hitchcock conferma e aggiunge «... la protagonista è Cenerentola e la signora Danvers è una delle sorelle cattive». pettegola, sfrontata e invadente, è stupefatta della proposta di matrimonio ricevuta dalla sua protetta e reagisce poco generosamente insinuando giudizi maliziosi: «Le acque chete hanno un fondo turbolento... dite un po', non avrete fatto nulla di sconveniente?». La stessa Du Maurier nel suo romanzo fa del suo meglio (veramente il meglio), per mantenere l'ambiguità e il mistero, anche se non può, oggettivamente, cambiare di capitolo in capitolo la realtà scritta nero su bianco. Il verdetto della giustizia: Max è innocente e viene scagionato. Per mantenersi fa la dama di compagnia di una ricca signora. Baker. Max appare agli altri innamoratissimo di Rebecca, inconsolabile per la sua perdita: egli in realtà odia Rebecca ed è tormentato dal senso di colpa. She soon realizes the memory of his deceased first wife maintains a grip on her husband, as well as the staff of servants. Questi è vedovo della prima moglie, Rebecca, con cui ha vissuto nel castello di Manderley, in Inghilterra, un sontuoso maniero a strapiombo su una costa rocciosa. Jack Favell, cugino e amante di Rebecca, credendo che la donna aspettasse un figlio da lui, cerca di ricattare Massimo, convinto che l'uomo abbia assassinato la donna. L'assenza del nome per la seconda moglie rappresentò però un problema in fase di scrittura della sceneggiatura. La successiva inquadratura dell'uomo di spalle e il dettaglio dei piedi, instabilmente poggiati al suolo, rinforzano l'effetto di pericolo. Lo si può individuare dietro la cabina telefonica dove c'è Jack Favell. Lo studioso Robert J. Yahal nel libro Hitchcock as philisopher, analizzando il film, approfondisce il tema della conoscenza e della verità.[12]. Le immagini contengono già la verità del personaggio, pur riuscendo, per il momento, misteriose e indecifrabili per lo spettatore. Quando le indagini portano però alla rivelazione che Rebecca era in realtà malata terminale di cancro e non era in stato di gravidanza, il giudice chiude il caso come un suicidio. Scelto come film di apertura al primo Festival internazionale del cinema di Berlino nel 1951, nel 1940 il National Board of Review of Motion Pictures l'ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell'anno. Hitchcock girò l'opera ad Hollywood; Daphne du Maurier s'ispirava ai luoghi della sua infanzia a Fowey e in età adulta in quei luoghi affittò il maniero di Menabilly. Il regista sa descrivere ogni mutamento d'umore ed ogni stato d'animo: la soggezione, la dignità, la fantasia, l'audacia, la gelosia e lo scoramento. Massimo poi, nel timore di essere accusato di omicidio, aveva affondato lo yacht con all'interno il corpo della moglie e aveva simulato il riconoscimento del cadavere di una sconosciuta. Ritornata a Manderley aveva provocato Max, ne aveva scatenato la gelosia e la rabbia, aveva cercato di essere colpita e uccisa. Mentre Massimo torna in auto a Manderley, felice di dare la buona notizia alla moglie, Jack telefona a Danvers, comunicandole che l'uomo è stato scagionato e che i due sposini ora potranno vivere felici nel castello di Manderley. [7] Massimo è così costretto ad affrontare un nuovo processo. Da stralci di conversazioni, carpiti qua e là, emerge un ritratto ideale e irraggiungibile della prima moglie. François Truffaut, nella celebre e fondamentale intervista fatta al regista, afferma: «... è il primo dei suoi film che faccia pensare a una fiaba» e che «... la storia di Rebecca è molto simile a quella di Cenerentola». Hitchcock, grazie al mezzo visivo, può invece avere piena libertà di passare dalla storia alle memorie alle visioni. Rebecca, la prima moglie ( 2008) Rebecca, la prima moglie. Ciò esaspera il complesso d'inferiorità e la gelosia della giovane sposa. «La signora Danvers quasi non camminava, non la si vedeva mai muoversi da un posto all'altro [...] Veder camminare la signora Danvers l'avrebbe umanizzata.»[8]. Lo spettatore è trasportato in un'atmosfera incantata. Per esempio Hitchcock, per rispettare il Codice Hays, ha dovuto modificare il racconto della morte di Rebecca: nel libro Max afferma di averle sparato, nel film invece dice di averla colpita e fatta cadere accidentalmente su una carrucola. Rebecca era morta nell'affondamento del suo yacht, il marito aveva riconosciuto il cadavere e la donna era stata seppellita nella cappella di famiglia. Presenta una figura di donna alla ricerca della propria identità, che conquista faticosamente, sottraendosi alla dipendenza ed alla conflittualità con le altre tre figure femminili: Mrs. Van Hopper, Mrs. Danvers e Rebecca. [6], «Sognai l'altra notte che ritornavo a Manderley». Come da tradizione, Hitchcock appare per un istante nel film in un cameo. Questa tecnica non permette allo spettatore di essere neutrale, costringendolo a essere emotivamente coinvolto. Secondo questi studi Hitchcock traccia, nel personaggio della protagonista, un ritratto femminile molto moderno, complesso e profondo, anche alla luce delle teorie psicanalitiche. Nel 2008 la RAI ha realizzato una versione diretta da Riccardo Milani e interpretata da Cristiana Capotondi, Alessio Boni e Mariangela Melato. Tra le attrici che si presentarono al provino per il ruolo della signora De Winter, vanno ricordate Loretta Young, Margaret Sullavan, Vivien Leigh e Anne Baxter. Drama, Mystery, Romance | TV Movie 7 April 2008. Senza nome, ha ventun anni, è bella e intelligente, ama disegnare come suo padre pittore, è orfana e di modeste condizioni. Il mare è l'immagine simbolo che accompagna Rebecca e che tormenta Max De Winter. In realtà la casa - quando la si vede per intero - era un modellino, così come il vialetto che ci arriva. Significativamente, in questo che è forse il suo primo grande film, gli occhi con cui guarda sono quelli di una donna, come avverrà nella grande maggioranza dei suoi film. Ricca vedova in vacanza a Monte Carlo, funge nei confronti della giovane dama di compagnia da vice-madre, fintamente protettiva. Terza ricostruzione, raccontata dal ginecologo, il dottor Baker: il suicidio. Rebecca era ammalata di cancro; proprio quel fatale pomeriggio aveva ricevuto l'esito degli esami eseguiti, che non le lasciavano speranze di sopravvivere. Durante le ispezioni si scopre che il corpo della donna è ancora nel relitto in una cabina chiusa, che le paratie sono state sfondate dall'interno e che le valvole di sicurezza sono state aperte, in un evidente tentativo di danneggiare e far affondare lo yacht. Questa è dunque la ricostruzione esatta della morte di Rebecca; un diabolico piano architettato unicamente dalla donna, con un suicidio mascherato da omicidio. Il sogno riporta indietro, nel passato, tutto il film è un flashback, un unico lungo ricordo. Infatti, un giorno in cui i due erano nel capanno di famiglia, sul mare, dove abitualmente la donna incontrava i suoi numerosi amanti, lei gli aveva annunciato d'essere incinta di un altro e il marito, in uno scatto d'ira, l'aveva spinta, facendola cadere. Il 21 ottobre 2020 La piattaforma streaming Netflix rende disponibile una nuova versione del film interpretata da Lily James, Kristin Scott Thomas e Armie Hammer per la regia di Ben Wheatley[14]. Max reagisce inorridito all'apparizione sconvolgente del fantasma di Rebecca. Continuamente, lungo tutto il film, il regista tiene tesa l'attenzione e la partecipazione di chi guarda: crea situazioni il cui esito incerto mette ansia, inserisce imprevisti che interrompono il fluido svolgersi degli avvenimenti, allude a segreti che incombono e inquietano: mai, malgrado la lunghezza della pellicola, si allenta la tensione emotiva, fino all'ultimo spettacolare colpo di scena dell'incendio. Dell'immaginario del Romanticismo ci sono parecchi elementi: un notturno, il chiaro di luna, un sentiero tortuoso e interrotto da una selva intricata e infestante, un cancello in ferro battuto chiuso con la catena attraversato per una "soprannaturale potenza", le rovine di un castello abbandonato. La struttura del film segue una geometria rigorosa : C = Epilogo: l'incendio e la distruzione del castello. Rebecca è descritta perfetta, dotata di ogni virtù: la donna in realtà era egoista, crudele e infedele. Si tratta del primo film girato negli USA da Hitchcock per il produttore David O. Selznick. Ai dialoghi lavorò Philip Mac Donald.[1]. La giovane sposa crede nella buona fede di Massimo ed è pronta a difenderlo. Rebecca era incinta dell'amante, l'aveva raccontato a Max e intendeva lasciarlo; egli l'ha intenzionalmente uccisa per evitare lo scandalo. Festival internazionale del cinema di Berlino, National Board of Review of Motion Pictures, primo Festival internazionale del cinema di Berlino, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Rebecca_-_La_prima_moglie_(film)&oldid=116452846, Film conservati nel National Film Registry, Voci non biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, 1. Prima ricostruzione, raccontata da Max: l'incidente. Sottile, vestita di nero, appare all'improvviso e silenziosamente, in piedi, immobile. Hitchcock racconta una storia filtrata dalla soggettività della persona che la vive. Montecarlo e la favola di Cenerentola fra ombre e luci, 3. Il colpo di scena del ritrovamento del panfilo naufragato e del corpo di Rebecca produce una metamorfosi: infatti la donna, dopo aver appreso che Max odiava la prima moglie e che l'ha assassinata, se pur accidentalmente, anziché rimanere spaventata, si sente liberata dall'incubo della gelosia. Il gioco di luci e ombre pare rianimare la vita fra quelle mura misteriose ma è un'illusione. Rebecca - La prima moglie ( Rebecca) è un film del 1940 diretto da Alfred Hitchcock, tratto dal romanzo Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier, vincitore di due Premi Oscar, tra cui quello per il miglior film. L'episodio culminante è il ballo mascherato e lo sventurato travestimento. Danvers in effetti manifesta un affetto maniacale per la defunta Rebecca, mantenendo atteggiamenti distaccati. Nel ruolo di Jack Favell, l'amante-cugino della prima moglie Rebecca, recita George Sanders, che interpreterà nel film successivo di Hitchcock, Il prigioniero di Amsterdam, il giornalista Scott Folliott. Il film costò più di un milione di dollari e fu il più costoso girato dal regista fino ad allora, avendo in compenso un grande riscontro negli incassi.[2]. [4], «Ci si accosta a questa trasposizione dell'altrettanto celebre romanzo di Daphne Du Maurier subito coinvolti in un'atmosfera da favola gotica, si sfiora l'horror, si costeggia il melò e si precipita in un rebus di cristallina coerenza poetica.»[5]. Il cast è quasi completamente inglese. È attraverso i suoi occhi, le sue reazioni, il suo punto di vista che lo spettatore entra nella storia e interpreta gli eventi. I palombari, chiamati per il recupero degli oggetti del vascello, trovano accanto a questo il relitto dello yacht affondato di Rebecca. Nella prima inquadratura onde gonfie e spumeggianti sbattono contro le rocce, un movimento della macchina da presa percorre dal basso verso l'alto il pendio scosceso della rupe, un uomo è pericolosamente in bilico sullo strapiombo. I corridoi, le finestre, le scale, i saloni sono inquadrati dalla cinepresa in modo che appaiano un labirinto in cui «...la bella intrusa sembra bloccata, schiacciata, incarcerata dai numerosi primissimi piani che popolano il film di dettagli, di particolari, di sguardi.»[13], Hitchcock tornò sul tema del condizionamento del passato e del complesso di colpa nel 1949 con Il peccato di Lady Considine (Under Capricorn) e nel 1958 con La donna che visse due volte (Vertigo). L'indagine giudiziaria ed i colpi di scena sulla verità della morte di Rebecca. Uno dei tratti salienti dell'opera che è stato mantenuto nella trasposizione della pellicola è il fatto che il personaggio centrale della giovane de Winter, interpretata da Joan Fontaine, non ha un nome, e questo ne enfatizza il contrasto con la signora de Winter, l'unica possibile per Miss Danvers. Può finalmente essere se stessa e da bambina insicura e angosciata si trasforma in donna forte e coraggiosa. La seconda signora de Winter si sente inferiore per natali, cultura e bellezza, inoltre sente che lo spettro di Rebecca è incombente, sia nella casa che nei pensieri del marito. Da questo momento sarà lei a sostenere il marito. Hitchcock propone una visione della realtà che si modifica continuamente, in una specie di gioco di parvenze ingannevoli. Schiacciata da un confronto impari, con tenacia non si arrende, continua la sua indagine, ma senza volerlo cede all'impulso inconscio d'imitare Rebecca. Per questo Massimo la odiava, sopportando la situazione per evitare uno scandalo nella piccola Contea. Un giorno un vascello affonda casualmente, cozzando su insidiosi scogli, davanti al castello di Manderley. Seconda ricostruzione, raccontata dall'amante-ricattatore, Favell: l'assassinio premeditato. La seconda moglie crede di non piacere al marito perché è troppo diversa da Rebecca: il marito l'ha sposata invece proprio perché è così diversa. La storia narrata nel film segue abbastanza fedelmente l'omonimo romanzo di Daphne du Maurier, differendone solo lievemente per qualche dettaglio. A naive young woman moves into the mansion that belongs to her new husband, a rich widower. Proprio dalla sua invisibilità, il personaggio acquista una grande forza. Massimo e la nuova moglie, giovane, timorosa e ingenua, giungono al castello, dove la governante, la signora Danvers, una donna dal volto duro e inquietante, nutre ancora un'ammirazione incondizionata nei confronti della precedente datrice di lavoro e il ricordo ossessionante di lei conduce la nuova moglie alla gelosia e all'esasperazione. Il film è stato oggetto di analisi condotte da studiose americane interessate a problematiche legate alla femminilità e alla psicanalisi.[9][10]. Fin dal prologo il regista accende la curiosità dello spettatore sul misterioso castello del sogno: che cosa è accaduto in quel luogo? La signora Danvers, ormai in preda alla pazzia, appicca fuoco a Manderley, morendo nell'incendio che distrugge per sempre il castello, di fronte a Massimo e alla moglie, ormai uniti per sempre.

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