A). Nello specifico, ai sensi dell’art. Il teatro come struttura è cambiato moltissimo nei secoli. Il Teatro Moderno Una nuova forma: il dramma Dopo la parentesi medievale, periodo nel quale gli spettacoli teatrali sono quasi esclusivamente sacre rappresentazioni, il genere tragico rinasce in epoca moderna, nella forma del dramma. In alcune cerimonie sciamanistiche il cui svolgimento è caratterizzato dal dialogo, è il solo sciamano a sostenere le singole parti, talvolta in stato di trance. A essi si affiancarono, quasi parallelamente, e con un peso sempre maggiore, i piccoli t. d’arte di Parigi, Berlino, Dublino, Mosca, Londra. Il modello del teatro all'italiana, sulla scia del successo del melodramma, fu presto importato ed imitato in tutta Europa sino al XX secolo inoltrato, diventando di fatto una delle principali tipologie di strutture teatrali edificate e divenendo al contempo un simbolo non solo del teatro come edificio ma anche della concezione dell'arte teatrale e della sua fruizione: le riflessioni dei teorici del teatro contemporaneo modificarono profondamente questa idea, svincolando le manifestazioni teatrali dall'obbligo delle convenzioni imposte dal teatro all'italiana. La tendenza dominante tra i gruppi nuovi e nuovissimi, è però quella artaudiana del t. della crudeltà, che si associa spesso al recupero della performance legata alle arti visive. 9.3 Il t. del secondo dopoguerraI t. stabili, finanziati dallo Stato, dalle regioni, dai comuni, trovano sviluppo in Italia dopo la Seconda guerra mondiale. Sono fioriti, anche in Italia, spazi alternativi ai circuiti ufficiali: i complessi, principalmente giovanili e d’avanguardia, si sono trasferiti sia in luoghi come i t.-cantine, sia in sale più ampie, capannoni, fabbriche, palazzetti dello sport, t. tenda, a imitazione del circo. ), Novembre: eventi storici, santi e ricorrenze. L’edificio teatrale romano (fig. Ulteriori conformazioni tipologiche, suggerite o condizionate dalle varibili funzionali derivate dalle più diverse esigenze, hanno continuato a scandire i tempi e le fasi di trasformazione dell’aspetto del t., fornendo occasioni agli addetti ai lavori, in collaborazione diretta o indiretta con architetti e ingegneri, di produrre edifici che nel corso del 20° e 21° sec. In Cina e Giappone si ebbero edifici teatrali in legno, dalle sale rettangolari, con un lato occupato dal palcoscenico e gli altri due percorsi da balconate sopraelevate. 3.3 Il t. all’italianaAlla fine del 18° sec. L’aspetto teatrale dipese dagli ambienti in cui si organizzavano gli spettacoli. del tema di ϑεάομαι «guardare, essere spettatore»; la parola greca indicava, oltre che l’edificio per le rappresentazioni drammatiche, anche quello per assemblee e per pronunciare orazioni].... teatro-canzone (teatro canzone), loc. Nei linguaggi si evidenzia il valore gestuale e il compito di elaborare la gestualità del testo è precipuo dell’attore teatrale che realizza quindi il t. gestuale. theatrum). Il concorso degli spettatori era imponente e arrivava a 15.000 (la cifra di 30.000 spettatori riferita da Platone è considerata troppo alta). Ma l’avvento di una moderna regia non aderisce a questi principi, rifiuta la copia della realtà per un processo di sintesi, di superamento e di trasfigurazione. Ad Atene, commedie e tragedie erano rappresentate nel corso delle quattro grandi feste dionisiache (➔ Dioniso). 8.5 I t. stabiliL’Ottocento ebbe attori titani (come F.J. Talma, E. Kean), dominatori e moltiplicatori dispotici del personaggio drammatico; verso la fine del secolo subentrò a essi una generazione di attori filosofi, colti, intelligenti e scrupolosi, ai quali non si richiedeva potenza di mezzi esteriori ma aderente interpretazione dell’opera. L’apertura dei t. è subordinata al rilascio di apposita licenza da parte delle competenti autorità. Strindberg, O. Wilde, G. Hauptmann, M. Maeterlinck, M. de Unamuno, G.B. Molto seguiti anche i deliri verbali dell’autore e attore A. Bergonzoni, così come i corrosivi monologhi di M. Paolini, artefice di un’inedita proposta di t. politico. La cavea era appoggiata a robuste costruzioni, internamente articolate in gallerie, ed era divisa in settori orizzontali (ima, media, summa cavea), cui si accedeva mediante aperture (vomitoria). Autori e attori sono gentiluomini di corte, accademici, studenti; il pubblico è formato dalla ristretta cerchia degli amici del principe. Alcuni esempi di teatri con pianta a campana sono il Teatro Scientifico di Mantova, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Filarmonico di Verona ed il Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, il secondo più piccolo teatro all'italiana del mondo dopo quello di Villa Aldrovandi Mazzacorati a Bologna che può contenere fino a sole 80 persone. Nelle civiltà orientali e mediorientali, anche in tempi recenti, si è continuato a tenere gli spettacoli, come in antico, nei cortili dei templi e dei palazzi di governo, o in aree aperte, delimitate e contrassegnate da scarni elementi simbolico-scenografici. Con altra funzione, il sipario spartifuoco (o tagliafuoco), prescritto per tutti i teatri di una certa importanza ... 9.4 Il t. di sperimentazione, didattico, epico, Il t. come edificio: Medio ed Estremo Oriente, Il t. come spettacolo: dal t. cinquecentesco all’Ottocento, Il t. come spettacolo: il t. del Novecento, Il t. di sperimentazione, didattico, epico, Il t. come spettacolo: il panorama italiano, Il t. delle società di interesse etnologico, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati. Nell’affermazione di una nuova arte scenica, semplice e aderente al vero, il t. di corte del ducato di Meiningen, di cui fu mecenate e animatore il duca Giorgio II (dal 1870 al 1890), ebbe ruolo preminente. Il teatro all'italiana, con la sua divisione in palchetti, rappresentò emblematicamente la struttura sociale dell'Italia dell'epoca: mentre in platea, nei teatri pubblici, si radunava il popolo, i palchetti, la cui gestione era affidata a società di palchettisti, erano affittati annualmente agli aristocratici, che ne potevano fare uso anche per ricevervi degli invitati, mangiare e gestire la propria vita sociale in un salotto pubblico. Quando pensiamo al teatro, ci viene alla mente un tipo di spazio preciso: un luogo costruito apposta, composto da un palcoscenico sopraelevato, che ha di fronte i posti per gli spettatori e dietro – nascosti da qualche parte – i luoghi riservati agli attori (camerini) ... (gr. Chiamati inizialmente Piccoli T., e solo molto più tardi T. Stabili (solo il Piccolo T. di Milano ha conservato il nome originario), acquistarono in poco tempo un ruolo di primo piano nella rinnovata scena italiana. Inoltre venivano usate per la prima volta complesse macchine a pantografo, antesignane di quelle che poi verranno usate nel Teatro pubblico, ponti e delle strutture esterne che diventeranno poi le torri sceniche. Le rappresentazioni didattico-edificanti rilanciate sulle basi della dottrina cristiana (dal 9° sec.) In, In Italia, la nuova drammaturgia si muove su filoni diversificati ma non privi di reciproche contaminazioni, individuabili a grandi linee nel teatro di poesia, nel recupero del patrimonio dialettale, ancora parzialmente sulla traccia dell’opera magistrale di, L’apertura dei t. è subordinata al rilascio di apposita licenza da parte delle competenti autorità. Continuano la loro attività le compagnie pri;vate, mentre i t. stabili si dibattono fra problemi di gestione e interrogativi di fondo sul proprio ruolo. 141-141 bis del r.d. Il teatro del Rinascimento. Un fenomeno a sé stante, ma che ha inaugurato una strada, costituisce la Compagnia della Fortezza, ovvero un gruppo di detenuti del carcere circondariale di Volterra che, nata sotto la guida di A. Punzo e A. Hanneman, a partire dal 1989 allestisce spettacoli (spesso presentati anche fuori dalle mura del penitenziario) di fortissimo impatto emotivo. Lo Stato promuove e sostiene le attività teatrali, sia definendone gli indirizzi generali (d. legisl. Un cambiamento notevole si ebbe nel 1876 quando R. Wagner realizzò nel Festspielhaus di Bayreuth, insieme all’architetto O. Brückwald, un t. concepito quasi come sede di un rito: aboliti i palchi, e quindi il concetto di un uditorio privilegiato, la platea, di forma trapezoidale, restò l’unico spazio destinato al pubblico. Infatti, il combinato disposto degli art. Al lato del palcoscenico si aprivano i palchetti dove sedevano gli spettatori più ricchi. Fu grazie agli studi di Ferdinando Galli da Bibbiena ed ai progetti del figlio Antonio che la sala dei teatri cambiò la forma da "U" alla cosiddetta "a campana": la differenza sostanziale era una larghezza maggiore del boccascena ed una sostanziale, seppur ridotta, migliorabilità visiva dai palchetti laterali. L'ispirazione al Teatro Olimpico è evidente, come per il resto la sala ad emiciclo a "U", che rappresenta la sintesi tra il teatro dei classici e gli spazi della corte. Per quanto concerne il ricorso alla metafora drammaturgica per l’analisi della realtà sociale – caratteristico anche di discipline vicine all’antropologia culturale ed esemplificato dall’uso di termini quali ‘ruolo sociale’ e ‘attore sociale’–, gli antropologi di riferimento sono C. Geertz e ancora una volta Turner. In Inghilterra e in Spagna i t. all’aperto erano derivati da architetture preesistenti che sfruttavano la pianta tipica dei cortili interni e la presenza delle balconate. Palladio si applicò alla difficile operazione di ricostruzione di un proscenio del teatro romano sulla base della interpretazione dei testi latini. In Cornovaglia è segnalato un terzo tipo di t. all’aperto, il plen an gwary («pianura del teatro»), consistente in un vasto spazio circolare (plen), circondato da un terrapieno anch’esso circolare (hill) scavato a gradoni destinati al pubblico. Ma gli attori si abbandonavano all’estro del momento improvvisando, ricorrendo a repertori di formule letterarie e a raccolte di lazzi, cioè atti (acti, actiones et inventiones, ossia invenzioni, trovate). Convinto assertore dell’indispensabilità del regista, che egli chiama anche corago (rifacendosi a una espressione dell’abate Ferrucci, storico della commedia dell’arte), Bragaglia fu attento a tutte le correnti innovatrici e sostenitore di ogni avanguardia, in un momento in cui la scena italiana, se si esclude la grande presenza di L. Pirandello, sembrava ancora incerta nel trovare la sua strada, una volta esaurite le esperienze simboliste, naturaliste, del t. di poesia (di cui il massimo esponente è stato G. D’Annunzio). Da un canto epico-lirico, di invocazione e narrazione di fatti, nasceva il dramma, aggiungendo ai versi pronunciati dal coro le risposte del nume. 8. L’orchestra è tradizionalmente sistemata in un retroscena a vista, dal quale si parte anche un ponte che conduce alla ‘stanza dello specchio’, o camerino unico degli attori. La celebrazione di qualche importante avvenimento (politico o altro) veniva solennizzata con l’offerta al pubblico di manifestazioni spettacolari (teatrali o circensi). In alternativa a questo tipo di edifici erano sale chiuse o ‘t. 9.4 Il t. di sperimentazione, didattico, epicoFenomeno nuovo che si colloca fuori delle sale tradizionali, e anzi preferisce le ‘cantine’ o le ‘tende’, il t. di sperimentazione dà vita, contro il decaduto t. borghese definito ‘della chiacchiera’, a un t. del gesto e dell’urlo. In tal modo sala e palcoscenico erano corpi indipendenti, con accessi, servizi e strutturazione degli spazi autonomi, il prospetto scenico con il sipario e la fossa orchestrale ai piedi del proscenio. Le modalità dell’identificazione variano da caso a caso, e comprendono livelli di partecipazione diversi. Gli argomenti delle commedie a soggetto erano tratti dalle stesse commedie erudite cinquecentesche, così come da Plauto e Terenzio. Queste piante diedero origine a sale più lunghe che larghe; l’assetto ricorrente restò quello ad alveare. Il poeta drammatico configura i fatti come assolutamente presenti; il poeta epico come assolutamente passati. Il t. da torneo ebbe ampia area con un campo centrale (con o senza barriera, di tipo rettangolare, elissoidale o poligonale) attorno al quale erano innalzate tribune digradanti a uso di cavea. non sentirono la necessità di specifici luoghi spettacolari (uso di spazi canonici quali il coro o la schola cantorum, la navata centrale delle chiese ecc. L’unico elemento scenografico è costituito da un fondale dipinto con pini. I t. romani furono utilizzati fino al 4° sec. apparve tra sala e proscenio il prospetto scenico, sorta di tramezza lignea dipinta con finte architetture, al centro della quale si apriva una grande boccadopera incorniciata dall’arco scenico e dai suoi portanti. Nell’epoca attuale le forme del nō e del kabuki sono ancora vitali, ma l’architettura teatrale tende a occidentalizzarsi. 1. I loro interpreti furono spesso degni intermediari del nuovo spirito risorgimentale (G. Modena) o si recarono all’estero con autentiche ambascerie di italianità in trionfali giri artistici (A. Ristori, T. Salvini, E. Rossi). Parte del teatro dove gli attori recitano. Nell’ambito degli studi antropologici l’interesse per il t. si è espresso in due direzioni: da un lato lo studio delle tradizioni performative di differenti culture; dall’altro il ricorso, per l’analisi sociale, a termini e a concetti attinti dal linguaggio teatrale. La storia del mimo fluisce ininterrotta fino ai secoli dell’Alto Medioevo. Gli interluders inglesi organizzavano le loro rappresentazioni nei cortili delle locande (inn) che avevano pareti percorse in ogni singolo piano da ballatoi di legno, oppure in arene per combattimenti di animali (bear bainting). In questo tipo di soluzione rientrano i t. di ispirazione classica, costante obiettivo di accademici e architetti rinascimentali: ne resta esempio notevole l’Olimpico di Palladio a Vicenza (1580-85). L’autore allora ha dovuto cambiare il proprio modo di scrivere per il t., e l’attore, per riaffermare la propria personalità, è divenuto esso stesso regista e autore. Per oltre tre secoli, la sala all’italiana fornì all’architettura teatrale in Europa le strutture di base che rimasero pressoché inalterate nella loro funzionalità specifica, pur mutando nel tempo tipologie e stili architettonici, adeguandosi inoltre ai nuovi problemi di acustica e di visibilità. sono riusciti a imporsi come vere e proprie cattedrali dello spettacolo. Ci sono prologhi in cielo e prologhi in scena, presagi visionari e antefatti concreti nel fenomeno, proprio della cultura italiana del Rinascimento, che è stato definito invenzione del teatro e che congiunge la nozione del teatro antico ai mutamenti dello spettacolo ... Il luogo dello spettacolo ‘al vivo’ Craig, mentre G. Fuchs e M. Reinhardt a Vienna, V.E. Il melodramma, nuova forma letteraria e musicale tipicamente italiana, si colloca nel t. settecentesco a palchetti, dove il pubblico si rinnova e amplifica, anche se rimangono sempre divisioni gerarchiche e di casta, con la plebe in platea, i signori e gli assidui nei palchi, ai posti d’onore e fin sul proscenio. Vi è poi una commedia attica di mezzo, all’epoca della decadenza di Atene e di tutta la Grecia, dove scompaiono la satira personale caratteristica delle commedie aristofanee e il coro, e si porta sulla scena, con intenti realistici, la vita privata dei cittadini; infine la commedia attica nuova (Menandro), che è una rappresentazione ridicola dei costumi e dei vizi della media umanità. La natura di riattualizzazione di eventi mitici è alla base della seconda caratteristica primaria di questo tipo di t., cioè il suo aspetto festivo-calendariale. Il terzo piano era usato solo occasionalmente, per qualche scena d’interno (chamber); altrimenti era chiuso da cortine. La nascita e lo sviluppo di un t. profano presso i popoli di interesse etnologico prende consistenza quando viene meno il principio di periodicità festivo-calendariale. Il palcoscenico conservò una posizione centrale e la distribuzione degli spazi restò divisa in sottopalco, scena, soffitta, con foyers non necessariamente a livello del palcoscenico, e laboratori e depositi. Il modello proposto da S. Serlio nel Secondo libro dell’architettura (edito nel 1545 ma concepito prima del 1539), consisteva in una cavea semicircolare di ispirazione classica; il palcoscenico era diviso in due parti: in primo piano si trovava il proscenio largo 22 m e profondo 4, in secondo piano il declivio (profondo 5 m) sul quale si elevava la scena. È la fase ‘cortigiana’ del t. rinascimentale, come svago dei signori, principi, cardinali e papi. Dapprima si rappresentava all’aperto come il nō ma sul finire del Settecento si stabilizzò: aveva una platea quadrangolare protetta da tettoie e percorsa su tre lati da due ordini di gallerie, schermate da stuoie di bambù, riservate in origine ai Samurai che non potevano mostrarsi in pubblico. Dopo i ripetuti annunci di V. Alfieri, D. Diderot, G.E. Ricerche ed esperienze in qualche misura affini si sono avute anche in Francia, con il gruppo del Théâtre du soleil, fondato da A. Mnouchkine alla metà degli anni 1960, sorretto da una forte tensione politica e utopistica, e volto a realizzare un nuovo t. popolare in spazi non tradizionali. Insistita passionalità di gusto barocco, unita a purezza formale e ad ambientazione classica, caratterizza, negli stessi anni di Molière, il t. di Racine, raffinata espressione di un t. colto e aristocratico. Negli USA, fin dall’immediato dopoguerra il t. d’avanguardia acquistò connotazioni deliberatamente politiche, mediante la pratica dell’happening e la diffusione di un t. di strada: presto assunse un ruolo di capofila il Living Theatre, fondato da J. Beck e J. Malina (allieva di Brecht), assertori di un t. povero e di agitazione; fra i loro spettacoli più rivoluzionari sono rimasti celebri The connection (1959), The apple (1961) e Paradise now (1968). Il lato destro della piattaforma è rialzato, protetto da una balconata, e occupato dal coro. Il t. delle ombre necessita di uno schermo, di una fonte di luce, e di silhouettes articolate, manovrate da animatori (o mostratori) invisibili. Alla fine del Cinquecento si inaugura in Inghilterra la grande stagione del teatro elisabettiano, caratterizzato da autori di eccezione quali B. Jonson, C. Marlowe e W. Shakespeare, al cui genio drammatico e linguistico il t. elisabettiano deve il suo massimo sviluppo, ma anche dall’ampliamento del pubblico teatrale, un pubblico che con il proprio gusto, le proprie fantasie e credenze partecipa alla creazione e al successo dell’opera. a.C., dopo che Pisistrato, riorganizzate le feste dionisiache, affidò a Tespi l’incarico di ordinarne lo svolgimento e di sistemare un recinto adeguato in corrispondenza dell’antica orchestra dionisiaca, adiacente al tempio di Dioniso Eleuterio. Il t. didattico è di un’estrema semplicità, povero nei mezzi, atto a uno scambio immediato tra attori e pubblico. 8.4 Il t. borgheseIl crollo del regime autocratico segnò l’avvento del t. borghese. Un capitolo a parte, ma tutt’altro che secondario è costituito dalla presenza di talune individualità autonome, avviate ciascuna su un proprio percorso coerente e originale, fra cui G. Ceronetti, che affida i suoi testi a un teatrino di marionette, e M. Ovadia, che dopo lunga attività come cantante e musicista folk, ha creato nei suoi spettacoli per voce e musica una sorta di cabaret yiddish. Autori delle tragedie sono Andronico, Nevio, Seneca; Plauto si rifà, con grassa comicità, alla commedia attica nuova, e Terenzio, con più evidenti sfumature, a Menandro. 5. L’ambiente e i costumi piccolo-borghesi della Scandinavia furono descritti da H. Ibsen, che combatté l’ipocrisia acquiescente e il luogo comune livellatore e soffocante, rivendicando all’individuo il diritto all’autodecisione.

teatro moderno struttura

San Zeno Naviglio Cap, Buon Onomastico Carol, Cicciotto Pizzeria Menu, 15 Aprile Cosa Si Celebra, Papa Niccolò V, Sarà Perchè Ti Amo Testo Scritto,